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Accordo sulla Brexit in bilico, tensioni in Consiglio dei ministri

Tornano le divergenze nel Governo conservatore britannico, convocato oggi dalla premier Theresa May per fare il punto della situazione

Keystone
Theresa May, situazione tesa in Governo.
 
06
novembre
2018
14:09
ats

LONDRA - Tornano le tensioni nel Governo conservatore britannico, convocato oggi dalla premier Theresa May per fare il punto sulle ipotesi d'accordo con l'UE in vista della stretta finale dei tempi supplementari dei negoziati di Bruxelles sulla Brexit da chiudere entro tre settimane al massimo. Secondo i media, May deve fronteggiare le perplessità di almeno una dozzina di ministri, guidati dal titolare degli Esteri, Jeremy Hunt, e dallo stesso responsabile del Dicastero della Brexit, Dominic Raab, su una possibile bozza d'intesa, già trapelata sul Sunday Times, basata su una permanenza temporanea dell'intero Regno Unito nell'unione doganale europea.

Una soluzione "a termine" - prima dell'ipotizzato accordo definitivo sulle relazioni future improntato a un trattato di libero scambio privilegiato con i 27 modello "Super Canada" - che scioglierebbe almeno per la fase di transizione il nodo del mantenimento del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, ma che i falchi Tory "brexiteers" alla Boris Johnson contestano come un atto di "vassallaggio" a tempo indeterminato.

A complicare le cose c'è il fatto che il premier irlandese, Leo Varadkar, ha fatto sapere - dopo un colloquio avuto ieri con May nel quale pure erano stati segnalati "progressi" - di non aver alcuna intenzione di concedere a Londra il diritto "unilaterale" di decidere quando eventualmente ritirarsi da questa soluzione provvisoria (garantita dal meccanismo del "backstop"), laddove l'accordo finale sulle relazioni future dovesse poi tardare.

L'opposizione laburista britannica ha escluso oggi per bocca del cancelliere dello Scacchiere ombra, John McDonnell, di essere disposta a dare sponde di sorta alla premier e ha affermato di continuare a essere favorevole solo a una permanenza definitiva, non transitoria, di Londra in una nuova unione doganale.

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