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Marchesi avvisa la Lega: “Correttezza non è sinonimo di museruola”

Il presidente dell’UDC lancia il Congresso cantonale e la campagna elettorale

Archivio CdT
 
09
novembre
2018
06:00
Gianni Righinetti

BELLINZONA - L'appuntamento per i fedelissimi e i simpatizzanti dell'UDC è per il Congresso ordinario di domani, sabato 10 novembre alle 10.15 al Centro La Torre di Losone. Chi attende la lista di marca UDC per il Governo (dopo il fallimento delle trattative con la Lega) resterà deluso. La lista arriverà solo a fine anno o a gennaio. Ma l'appuntamento lancia la campagna verso le elezioni cantonali del 7 aprile. In questa intervista al Corriere del Ticino Piero Marchesi parla delle intenzioni del suo partito, rimprovera alle altre forze politiche di mancare di coraggio e avvisa i leghisti: «Correttezza non è sinonimi di museruola».

Cosa ne dice della campagna elettorale che fatica a decollare? Segno che in politica mancano i temi e la voglia di confrontarsi sugli stessi, in attesa di passare allo scontro nella volata finale?
«La crescita di un Cantone passa dalla discussione democratica. Al Ticino manca però coraggio. Ci sono temi che non possono più attendere, penso in particolare alla mobilità, alla difesa del ceto medio dalla morsa dello Stato e all'occupazione dei ticinesi. Le prospettive per le prossime generazioni non possono lasciare sereni coloro che si occupano di politica. Noi al Ticino portiamo coraggio, testa e cuore».

Tutti attendono la lista UDC per il Governo e quella per il Gran Consiglio. Ma domani non sarà il caso. Non siete semplicemente pronti, oppure ritenete che arrivare più in là, a gennaio, possa darvi un vantaggio competitivo?
«Le cose vanno fatte per bene. E nel nostro partito è da tempo che dimostriamo di sapere lavorare con metodo e affidabilità. Crediamo in ciò che facciamo mettendoci testa e cuore. Gli interpreti di questo nuovo corso non mancano, la lista sarà costituita nei tempi e nei modi democraticamente più opportuni».

A proposito di liste, dal fallimento delle trattative con la Lega voi avete più da perdere o da guadagnare in termini elettorali e di visibilità?
«Abbiamo discusso e concordato una strategia comune con coloro che si sono seduti al tavolo con noi. Non è però stato possibile concretizzare questo progetto. Non guardo al latte versato ma a far sì che l'UDC ottenga il riconoscimento elettorale per il lavoro svolto su tutti i fronti. Quello popolare con le iniziative e i referendum, quello parlamentare con le molte proposte concrete che abbiamo presentato (una quarantina tra mozioni e iniziative) e con il lavoro a livello federale per il Canton Ticino».

Al termine delle infruttuose discussioni avete redatto a quattro mani un comunicato tutto rose e fiori, una sorta di patto di non belligeranza. Lei rispetterà questa linea anche nel corso della campagna?
«Io rispetto i patti. La Lega non è il nostro avversario politico ma un partner con cui sviluppare i temi. Questo non significa tuttavia che rinunceremo ai nostri ideali e ai nostri principi. Se qualcuno pensa che la correttezza sia per noi una sorta di museruola allora si sbaglia di grosso».

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