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Lugano Region, “sito da rivedere”

Le critiche al portale - costato 150.000 franchi - non arrivano solo dall'esterno ma anche dai piani alti del Cda dell'ente turistico

 
 
06
novembre
2018
19:18
C.NACA

LUGANO - «Il sito di Lugano Region? Per me va rivisto dalla A alla Z». A parlare non è uno dei quattro albergatori del Malcantone che tramite una lettera indirizzata al direttore Alessandro Stella hanno minacciato di non versare più la tassa di soggiorno finché il portale online smetterà di «sembrare un sito di moda» e verrà rivisto (Vedi Suggeriti), ma il presidente dell'ente Bruno Lepori. Lo ha fatto a margine dell'incontro con la stampa, che si è tenuto stamattina al ristorante Ciani di Lugano per presentare i risultati dei primi nove mesi dell'anno. Lepori ha poi precisato che si tratta di un suo parere personale ma quanto dichiarato è sufficiente per domandarsi se all'interno del Consiglio d'amministrazione ci siano delle differenze di vedute, anche ampie.

Un sito da 150 mila franchi

Il nuovo sito, finito al centro delle polemiche negli scorsi mesi insieme al brand e al logo dell'ente, è stato messo online a febbraio di quest'anno ed è costato 150.000 franchi. Presentato a suo tempo dal direttore Alessandro Stella come «la punta dell'iceberg di un lavoro intenso, incessante, appassionato, che ha visto impegnato tutto il team negli ultimi mesi», il sito è allineato alla nuova concezione «My own Lugano Region». Nonostante si tratti di un progetto che ha una visione chiara d'insieme e che ha comportato un costo elevato, è possibile che oltre alle critiche ricevute da fuori anche ai piani alti dell'ente turistico esso non faccia l'unanimità? Sì. 

 

Forse ci avevamo visto giusto

Ecco il commento che il Corriere del Ticino aveva pubblicato il 2 marzo all'indomani della scelta del nuovo logo e il lancio del nuovo sito

BRAND E IDENTITÀ
La sventura di una "L" fuori posto
di Bruno Costantini


È sempre difficile entrare nella testa dei consulenti in materia di comunicazione e immagine, chiamati ad astrusi sforzi di fantasia verso mondi altri per stupire, magari secondo ciò che è ritenuto algoritmicamente "trendy" in un universo non sempre reale di scemenze e scemenzuole, e a colpire, e a volte affondare, il cosiddetto immaginario collettivo. Già di per sé i giudizi estetici sono sempre soggettivi; le cose poi si complicano quando da comunicare ci sono l’identità, i valori e i punti forza di un territorio. L’Ente turistico del Luganese s’è cimentato in un ardito cambiamento del brand, con l’intento di modernizzare l’immagine della regione sul mercato turistico internazionale. Il risultato, con le premesse di cui sopra, sicuramente ha colpito: per la banalità e soprattutto per la confusione del messaggio che vorrebbe trasmettere abbinando la specificità locale all’identità elvetica. È un esercizio già fatto da molti, ma con esiti migliori. Mutilata la croce della bandiera nazionale e aggiunta una "L" (che starebbe per Lugano, non per allievo conducente), il nuovo logo strappa - anche se per rispetto e buona creanza non lo si vorrebbe - un tranciante giudizio fantozziano. Ma non solo: mentre con un collega si discuteva se questo logo possa essere considerato vilipendio alla bandiera, ecco giungere la notizia che di plagio potrebbe trattarsi. Mesi e mesi di studi, ricerche e scervellamenti, che sicuramente avranno un costo, sono così subito esposti al pubblico ludibrio. 

Ci spiace per il buon Brunone Lepori, presidente dell’Ente turistico, uomo solitamente realista e con i piedi ben piantati per terra, ma non capiamo come questa pasticciata rivoluzione d’immagine, pur tralasciando l’aggravante del sospetto plagio, possa permettere al turismo luganese di far fiorire "potenzialità ancora inespresse" e di ridefinire "i principali tratti identitari".

Qui di identità, intesa come insieme di valori unici e irripetibili, ne vediamo ben poca. E neanche si vede l’ombra di un’originalità (che spesso può nascere dalla semplicità se dietro c’è la sostanza, come in passato ci avevano insegnato il "signore" del turismo Marco Solari e il grafico Orio Galli). Anzi, il nuovo sito Internet di Lugano Turismo - altro elemento della svolta comunicativa - dimostra l’esatto contrario: sembra di sfogliare un catalogo di moda o la pubblicità di un boutique hotel, con immagini artificiose che usano cliché decotti (femministe, vi siete addormentate?) e che non incantano più nemmeno il Gigi di Viganello quando nelle notti di luna piena si pone domande imbarazzanti sulla "My own Lugano Region" (figurarsi una clientela d’Oltralpe o internazionale scafata che di "lifestyle" magari ne sa un pochino di più). Ovunque si ripete che il turismo deve offrire soprattutto emozioni, oltre che ricchezza storica, culturale e paesaggistica: ma qui quale emozione si trasmette? La "L" nella bandiera con accusa di plagio è un fattore emozionale che identifica chiaramente un territorio, che distingue la destinazione fra migliaia d’altre e che suscita la fregola di fiondarsi subito nella "swiss serendipity" luganese?

Magari sì, vedremo. Poi è anche vero che a tutto si fa l’abitudine (effettivamente in questo cantone ci sia abitua sempre a tutto con grande facilità) e che non sono questi i veri problemi del Paese o di Lugano. Giusto. Ma un paio di cose vanno sottolineate. 

Primo: dall’Organizzazione turistica del principale polo del cantone che, con la minaccia di rovesciare il tavolo, ha imposto l’attuale struttura organizzativa frastagliata del settore turistico cantonale per avere maggiore indipendenza e poter così esprimere tutte le sue potenzialità senza lacci e lacciuoli promozionali calati dall’alto, ci si attendono ovviamente iniziative all’altezza delle ambizioni sbandierate, anche in materia di comunicazione e loghi.

Secondo: dopo il peana intonato la scorsa settimana in onore dei successi turistici ticinesi nel corso del 2017, Luganese compreso, il direttore di Ticino Turismo Elia Frapolli ha ammonito che "la strada è ancora in salita". Infatti, oltre ai miglioramenti strutturali che hanno avuto i loro effetti, rimane ancora da fare per rendere il settore meno fragile rispetto agli andamenti congiunturali, meteorologici e stagionali. La comunicazione e il marketing hanno un ruolo importante per promuovere la variegata offerta del territorio, così anche Ticino Turismo a breve modernizzerà il suo brand, sostituendo il logo creato nel 1982 da Orio Galli. Viste le trovate dell’Ente luganese siamo curiosi di vedere cosa uscirà da Bellinzona, per capire se dovremo rimpiangere il passato, cosa che non ci piace affatto, o se vi sarà un’intelligente reinterpretazione dell’immagine della nostra offerta turistica. E se proprio una boiata s’ha da fare, almeno non la si copi.

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